Mercoledì è stata una giornata di riflessione, lunga e difficile.
Siamo rimasti fino alle due di notte a parlarne con Massimo.
Abbiamo concluso che, se volevamo darci ancora l'opportunità di accogliere nella nostra famiglia un bambino, l'unica cosa sensata da fare era chiedere all'ente di procedere con un nuovo abbinamento.
Gli input arrivati dall'ente, pur lasciando a noi l'onere della decisione, andavano tutti molto chiaramente in questa direzione.
Ce la sentivamo?
Abbandonare tutto o andare avanti.
Eravamo ben consapevoli che non c'era troppo tempo per decidere: si trattava di lasciar passare un altro treno o di salirci su.
Abbiamo deciso di procedere con la richiesta di un nuovo abbinamento. Massimo ha chiamato la Morosini per comunicarglielo.
In questi giorni ho cercato di capire meglio da dove nasce la rabbia e il mio senso di colpa che mi pervadono.
Non mi rammarico per l'essenza di quanto è accaduto: nè io, nè l'ente, nè la referente avremmo dovuto o potuto interferire su una decisione della madre biologica.
La mia rabbia non è assolutamente indirizzata verso la madre biologica. A lei va tutta la mia compassione e comprensione.
Quello di cui mi rammarico è la mia troppa ingenuità, forse la mancanza di coraggio nel fare le domande giuste durante le telefonate intercorse con l'ente in questi mesi.
In effetti mi sono resa conto che non ho chiesto nulla sullo stato di abbandono di Van A e se, dopo la firma del nostro abbinamento, sarebbero state necessarie ulteriori indagini per definirlo definitivamente. Loro di contro non mi hanno mai detto nulla di specifico al riguardo.
Io davo per scontato che il suo stato di abbandono fosse certo, e loro di contro non mi hanno mai instillato il dubbio che non fosse così.
Ho voluto credere per molto tempo che fossero solo problemi burocratici e che tutto sarebbe andato bene.
Sono stata ingenua e superficiale.
Conoscendoli pero, credo anche non avrebbero risposto chiaramente ad una mia domanda così diretta, questo però almeno mi avrebbe allertata.
Non sarebbe cambiato nulla nella sostanza, ma la consapevolezza di quanto stava accadendo sarebbe stata diversa.
Non abbiamo ancora trovato la serenità necessaria per parlarne con Mattia, per trovare le parole adatte e spiegargli cosa è accaduto e perchè Van A non diventerà mai suo fratello.
Ci concediamo ancora del tempo per farlo.
La fotografia di Van A ci guarda ancora appesa dietro al suo letto... e guardarla è ogni volta un dolore.
Non può che essere che così del resto.
2 commenti:
Penso al vostro dolore nel guardare quella foto e alla difficoltà nel comunicarlo a Mattia.
Vi abbraccio, scusa ma non riesco a fare altro.
Grazie Roberta. Vorrei riuscire proprio a tirar fuori qualcosa di positivo da questa esperienza... forse è ancora troppo presto, ma ci lavorerò su. Un passo alla volta.
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