Siamo ancora scombussolati e forse non abbiamo ancora piena consapevolezza.
Abbiamo firmato un nuovo abbinamento.
Ci ha lasciato senza fiato.
É una bimba, si chiama Thi Thom e ha compiuto un anno il 16 ottobre.
Sta bene.
Uno scricciolo di una tenerezza infinita.
Gli esami medici sono del 27 ottobre.
Sta in una provincia più a nord di Hanoi rispetto a quella dove era Mattia, nel Centro di assistenza sociale di Tueyn Quang.
E' tutto ciò che sappiamo di lei.
Vogliono farci partire presto: al massimo entro i prossimi 3 mesi, ma sperano di riuscirci prima.
Abbiamo davanti una nuova vita da crescere.
É
difficile riconoscere ed esprimere bene i sentimenti verso questi
due bambini in questo momento, ma sono entrambi pienamente presenti nel mio cuore.
La giostra continua a girare.
sabato 31 ottobre 2015
mercoledì 28 ottobre 2015
ha squillato di nuovo il telefono
Ero in mediateca e non me ne sono accorta che quando stava per smettere.... l'ho lasciato smettere.
Dopo 5 minuti mi chiama Massimo.
Sabato 31 siamo convocati a Milano perchè c'è un abbinamento per noi.
L'ansia è tanta.
La sensazione è quella di stare su una giostra che sta girando sempre più velocemente.
Paura di cadere.
Dopo 5 minuti mi chiama Massimo.
Sabato 31 siamo convocati a Milano perchè c'è un abbinamento per noi.
L'ansia è tanta.
La sensazione è quella di stare su una giostra che sta girando sempre più velocemente.
Paura di cadere.
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ABBINAMENTO
lunedì 26 ottobre 2015
tappe
- abbinamento con Thi Thom
29/10/2015
- comunicazione di Ariete alla CAI della nostra rinuncia all'abbinamento
23/10/2015
- accettata la proposta dell'ente di rinunciare all'abbinamento in corso e chiederne un altro
15/10/2015
- lettera al presidente del tribunale dei minori di Trieste
31/03/2015
- abbinamento con Van A
18/03/2015
- nuova spedizione documenti per modifica passaporto
26/02/2015
- segnalazione dati scorretti sul passaporto di Marcella
18/02/2015
- documenti a Napoli
05/11/2014
- notifica nuovo decreto di idoneità
e richiesta dell'ente di preparazione dei documenti
30/09/2014
- secondo colloquio con giudice onorario(Squarcina)
02/09/2014
- invio relazione in tribunale
10/07/2014
- termine nuovo percorso con i servizi
15/05/2014
- colloquio con il giudice onorario(Squarcina)
13/03/2014
- raccomandata Ariete con richiesta revisione del nostro decreto di idoneità
09/10/2013
- mandato ass. Ariete
16/03/2013
- decreto di idoneità
21/07/2012
- deposito disponibilità TDM Trieste
12/10/2011
29/10/2015
- comunicazione di Ariete alla CAI della nostra rinuncia all'abbinamento
23/10/2015
- accettata la proposta dell'ente di rinunciare all'abbinamento in corso e chiederne un altro
15/10/2015
- lettera al presidente del tribunale dei minori di Trieste
31/03/2015
- abbinamento con Van A
18/03/2015
- nuova spedizione documenti per modifica passaporto
26/02/2015
- segnalazione dati scorretti sul passaporto di Marcella
18/02/2015
- documenti a Napoli
05/11/2014
- notifica nuovo decreto di idoneità
e richiesta dell'ente di preparazione dei documenti
30/09/2014
- secondo colloquio con giudice onorario(Squarcina)
02/09/2014
- invio relazione in tribunale
10/07/2014
- termine nuovo percorso con i servizi
15/05/2014
- colloquio con il giudice onorario(Squarcina)
13/03/2014
- raccomandata Ariete con richiesta revisione del nostro decreto di idoneità
09/10/2013
- mandato ass. Ariete
16/03/2013
- decreto di idoneità
21/07/2012
- deposito disponibilità TDM Trieste
12/10/2011
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ADOZIONE
domenica 25 ottobre 2015
criterium judo
Il primo per quest'anno e il primo a cui ho partecipato da spettatrice.
Vedere il tuo impegno e la tua grinta è stato emozionante.
Vedere il tuo impegno e la tua grinta è stato emozionante.
sabato 24 ottobre 2015
ne abbiamo parlato con MMT
Non potevamo rimandare ancora...
Una volta finito i compiti, il pranzo e di lavare i piatti ci siamo messi tutti e tre sul divano e glielo abbiamo raccontato.
E' stato Massimo che ha iniziato a parlare, spiegandogli nel modo più semplice possibile quello che era successo.
La prima domanda è arrivata di getto, senza aspettare che il papà finisse di parlare: "Perchè non me lo avete detto subito?"
Gli abbiamo spiegato che non volevamo nascondergli nulla, ma che avevamo bisogno di un poco di tempo perchè era stata una notizia difficile da ricevere e che volevamo capire bene come stessero le cose prima di parlarne con lui.
Ha fatto subito il collegamento che dovevamo averla ricevuta il giorno in cui gli avevamo chiesto di rimanere in camera a giocare perchè noi dovevamo fare una telefonata importante.
Lo abbiamo rassicurato sul fatto che noi non gli racconteremo mai bugie e che qualunque cosa voglia chiederci può farlo. Durante la chiacchierato questa è stata una frase che abbiamo ripetuto tante e tante volte.
Gli abbiamo spiegato che è normale che possa sentirsi triste o arrabbiato e che anche noi ci siamo sentiti così, ma che in fondo non è proprio una notizia brutta brutta, perchè Van A sta bene.
Lui non sapeva nulla di noi, quindi per lui niente è cambiato.
Non sappiamo se la sua mamma ora lo riprenderà con se o se lui continuerà a stare in istituto dove forse lei andrà a trovarlo ogni tanto, sappiamo solo che lei ha deciso di non autorizzare la sua adozione internazionale.
Abbiamo conosciuto Van A solo attraverso il suo nome e un paio di foto, ma lui ha preso un posticino nel nostro cuore e nessuno potrà toglierlo da lì.
Gli abbiamo voluto bene, gliene avremmo voluto tanto di più conoscendolo e diventando la sua famiglia, ma possiamo continuare a volergliene da lontano.
Si è alzato dal divano, è corso in camera a staccare le foto da dietro al letto e ha preso il suo album di foto del Vietnam, dove alla fine c'erano un paio di pagine vuote. E' tornato da noi con album e foto e insieme e ha voluto mettere lì le due foto di Van A.
E' rimasto silenzioso e siamo rimasti per un po' a farci le coccole tutti e tre sul divano.
Le domande non sono state tante e non ha fatto alcun paragone con la sua storia e noi non l'abbiamo sollecitato in questo senso.
Ci ha chiesto se saremo abbinati di nuovo e se dovremo aspettare tanto tempo.
Ci ha fatto chiaramente capire che il desiderio di un fratellino è sempre forte.
Speriamo di avergli fatto capire chiaramente che noi siamo qui per ascoltare e accogliere qualunque sua domanda o pensiero. Aspettiamo.
Una volta finito i compiti, il pranzo e di lavare i piatti ci siamo messi tutti e tre sul divano e glielo abbiamo raccontato.
E' stato Massimo che ha iniziato a parlare, spiegandogli nel modo più semplice possibile quello che era successo.
La prima domanda è arrivata di getto, senza aspettare che il papà finisse di parlare: "Perchè non me lo avete detto subito?"
Gli abbiamo spiegato che non volevamo nascondergli nulla, ma che avevamo bisogno di un poco di tempo perchè era stata una notizia difficile da ricevere e che volevamo capire bene come stessero le cose prima di parlarne con lui.
Ha fatto subito il collegamento che dovevamo averla ricevuta il giorno in cui gli avevamo chiesto di rimanere in camera a giocare perchè noi dovevamo fare una telefonata importante.
Lo abbiamo rassicurato sul fatto che noi non gli racconteremo mai bugie e che qualunque cosa voglia chiederci può farlo. Durante la chiacchierato questa è stata una frase che abbiamo ripetuto tante e tante volte.
Gli abbiamo spiegato che è normale che possa sentirsi triste o arrabbiato e che anche noi ci siamo sentiti così, ma che in fondo non è proprio una notizia brutta brutta, perchè Van A sta bene.
Lui non sapeva nulla di noi, quindi per lui niente è cambiato.
Non sappiamo se la sua mamma ora lo riprenderà con se o se lui continuerà a stare in istituto dove forse lei andrà a trovarlo ogni tanto, sappiamo solo che lei ha deciso di non autorizzare la sua adozione internazionale.
Abbiamo conosciuto Van A solo attraverso il suo nome e un paio di foto, ma lui ha preso un posticino nel nostro cuore e nessuno potrà toglierlo da lì.
Gli abbiamo voluto bene, gliene avremmo voluto tanto di più conoscendolo e diventando la sua famiglia, ma possiamo continuare a volergliene da lontano.
Si è alzato dal divano, è corso in camera a staccare le foto da dietro al letto e ha preso il suo album di foto del Vietnam, dove alla fine c'erano un paio di pagine vuote. E' tornato da noi con album e foto e insieme e ha voluto mettere lì le due foto di Van A.
E' rimasto silenzioso e siamo rimasti per un po' a farci le coccole tutti e tre sul divano.
Le domande non sono state tante e non ha fatto alcun paragone con la sua storia e noi non l'abbiamo sollecitato in questo senso.
Ci ha chiesto se saremo abbinati di nuovo e se dovremo aspettare tanto tempo.
Ci ha fatto chiaramente capire che il desiderio di un fratellino è sempre forte.
Speriamo di avergli fatto capire chiaramente che noi siamo qui per ascoltare e accogliere qualunque sua domanda o pensiero. Aspettiamo.
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ABBINAMENTO,
MMT
giovedì 15 ottobre 2015
abbiamo preso una decisione
Mercoledì è stata una giornata di riflessione, lunga e difficile.
Siamo rimasti fino alle due di notte a parlarne con Massimo.
Abbiamo concluso che, se volevamo darci ancora l'opportunità di accogliere nella nostra famiglia un bambino, l'unica cosa sensata da fare era chiedere all'ente di procedere con un nuovo abbinamento.
Gli input arrivati dall'ente, pur lasciando a noi l'onere della decisione, andavano tutti molto chiaramente in questa direzione.
Ce la sentivamo?
Abbandonare tutto o andare avanti.
Eravamo ben consapevoli che non c'era troppo tempo per decidere: si trattava di lasciar passare un altro treno o di salirci su.
Abbiamo deciso di procedere con la richiesta di un nuovo abbinamento. Massimo ha chiamato la Morosini per comunicarglielo.
In questi giorni ho cercato di capire meglio da dove nasce la rabbia e il mio senso di colpa che mi pervadono.
Non mi rammarico per l'essenza di quanto è accaduto: nè io, nè l'ente, nè la referente avremmo dovuto o potuto interferire su una decisione della madre biologica.
La mia rabbia non è assolutamente indirizzata verso la madre biologica. A lei va tutta la mia compassione e comprensione.
Quello di cui mi rammarico è la mia troppa ingenuità, forse la mancanza di coraggio nel fare le domande giuste durante le telefonate intercorse con l'ente in questi mesi.
In effetti mi sono resa conto che non ho chiesto nulla sullo stato di abbandono di Van A e se, dopo la firma del nostro abbinamento, sarebbero state necessarie ulteriori indagini per definirlo definitivamente. Loro di contro non mi hanno mai detto nulla di specifico al riguardo.
Io davo per scontato che il suo stato di abbandono fosse certo, e loro di contro non mi hanno mai instillato il dubbio che non fosse così.
Ho voluto credere per molto tempo che fossero solo problemi burocratici e che tutto sarebbe andato bene.
Sono stata ingenua e superficiale.
Conoscendoli pero, credo anche non avrebbero risposto chiaramente ad una mia domanda così diretta, questo però almeno mi avrebbe allertata.
Non sarebbe cambiato nulla nella sostanza, ma la consapevolezza di quanto stava accadendo sarebbe stata diversa.
Non abbiamo ancora trovato la serenità necessaria per parlarne con Mattia, per trovare le parole adatte e spiegargli cosa è accaduto e perchè Van A non diventerà mai suo fratello.
Ci concediamo ancora del tempo per farlo.
La fotografia di Van A ci guarda ancora appesa dietro al suo letto... e guardarla è ogni volta un dolore.
Non può che essere che così del resto.
Siamo rimasti fino alle due di notte a parlarne con Massimo.
Abbiamo concluso che, se volevamo darci ancora l'opportunità di accogliere nella nostra famiglia un bambino, l'unica cosa sensata da fare era chiedere all'ente di procedere con un nuovo abbinamento.
Gli input arrivati dall'ente, pur lasciando a noi l'onere della decisione, andavano tutti molto chiaramente in questa direzione.
Ce la sentivamo?
Abbandonare tutto o andare avanti.
Eravamo ben consapevoli che non c'era troppo tempo per decidere: si trattava di lasciar passare un altro treno o di salirci su.
Abbiamo deciso di procedere con la richiesta di un nuovo abbinamento. Massimo ha chiamato la Morosini per comunicarglielo.
In questi giorni ho cercato di capire meglio da dove nasce la rabbia e il mio senso di colpa che mi pervadono.
Non mi rammarico per l'essenza di quanto è accaduto: nè io, nè l'ente, nè la referente avremmo dovuto o potuto interferire su una decisione della madre biologica.
La mia rabbia non è assolutamente indirizzata verso la madre biologica. A lei va tutta la mia compassione e comprensione.
Quello di cui mi rammarico è la mia troppa ingenuità, forse la mancanza di coraggio nel fare le domande giuste durante le telefonate intercorse con l'ente in questi mesi.
In effetti mi sono resa conto che non ho chiesto nulla sullo stato di abbandono di Van A e se, dopo la firma del nostro abbinamento, sarebbero state necessarie ulteriori indagini per definirlo definitivamente. Loro di contro non mi hanno mai detto nulla di specifico al riguardo.
Io davo per scontato che il suo stato di abbandono fosse certo, e loro di contro non mi hanno mai instillato il dubbio che non fosse così.
Ho voluto credere per molto tempo che fossero solo problemi burocratici e che tutto sarebbe andato bene.
Sono stata ingenua e superficiale.
Conoscendoli pero, credo anche non avrebbero risposto chiaramente ad una mia domanda così diretta, questo però almeno mi avrebbe allertata.
Non sarebbe cambiato nulla nella sostanza, ma la consapevolezza di quanto stava accadendo sarebbe stata diversa.
Non abbiamo ancora trovato la serenità necessaria per parlarne con Mattia, per trovare le parole adatte e spiegargli cosa è accaduto e perchè Van A non diventerà mai suo fratello.
Ci concediamo ancora del tempo per farlo.
La fotografia di Van A ci guarda ancora appesa dietro al suo letto... e guardarla è ogni volta un dolore.
Non può che essere che così del resto.
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ABBINAMENTO
mercoledì 14 ottobre 2015
articolo presidente CIAI ull'operato della CAI
http://www.vita.it/it/article/2015/10/14/commissione-adozioni-ritorniamo-alle-linee-di-indirizzo-enunciate-ma-l/136953/
Commissione Adozioni: ritorniamo alle linee di indirizzo enunciate, ma lavorando in modo diverso di Paola Crestani, presidente CIAI - 14 ottobre 2015
Nell’ultimo periodo si è parlato spesso dell’operato della Commissione Adozioni Internazionali, evidenziandone alcune criticità. Questo il parere di CIAI, il primo ente nato in Italia
Nell’ultimo periodo si è parlato spesso dell’operato della Commissione Adozioni Internazionali, evidenziandone delle criticità. Questo il parere di CIAI.
Nel giugno del 2014, poco prima dell’unica convocazione della Commissione Adozioni, la vicepresidente Silvia Della Monica aveva espresso, in un’intervista al periodico “Vita”, le linee strategiche della sua azione per le adozioni internazionali (l'intervista completa nelle news correlate e sul sito della CAI, ndr). Avevamo plaudito alle sue proposte, che rispecchiavano quanto da sempre CIAI propone in un’ottica di una maggiore attenzione alla qualità e non solo alla quantità delle adozioni: la definizione di procedure, in Italia e all’estero, che consentano standard di garanzie e trasparenza necessari ad assicurare la tutela del superiore interesse del minore e l’implementazione della cooperazione internazionale nello spirito della Convenzione Aja.
Per quanto riguarda il rapporto con gli Enti Autorizzati, la vicepresidente aveva espresso l’impegno della Commissione a ricoprire un ruolo di riferimento istituzionale autorevole che favorisse la collaborazione proficua, pur nel rispetto dei ruoli, in particolare del ruolo di controllo che la CAI deve esercitare nei confronti degli enti autorizzati. Attività di vigilanza che all’epoca si annunciava sarebbe stata implementata.
Aveva poi indicato anche altre priorità, sia a livello nazionale che estero, che abbiamo condiviso pienamente perché ritenevamo che tracciassero le strategie migliori per rendere il sistema delle adozioni internazionali più trasparente e maggiormente tutelante i diritti dei bambini oltre ad avvicinarlo alle necessità delle famiglie: rafforzamento della rete con le Regioni, con i servizi sociali e le associazioni familiari; verifica e razionalizzazione dei costi e maggiore deducibilità fiscale; stipula di accordi bilaterali con i Paesi non ratificanti la Convenzione de L’Aja; maggiore sostegno all’attività degli Enti all’estero.
Purtroppo, a circa un anno e mezzo da quelle dichiarazioni, ci sembra di poter dire che nulla o quasi di quanto annunciato sia stato attuato.
La Commissione Adozioni si è riunita solamente una volta - il 24 giugno del 2014 - e da allora non è stata mai più convocata, impedendo di fatto una serie di attività importanti per le adozioni come le nuove autorizzazioni nei Paesi o la verifica delle rendicontazioni dei progetti di sussidiarietà, il che equivale a dire che i progetti di cooperazione internazionale realizzati e rendicontati dagli enti autorizzati non sono neanche stati rimborsati.
Con gli enti autorizzati, l’attuale CAI ha organizzato un’unica riunione plenaria ancora nel 2014, ma nessun tavolo di lavoro e nessun incontro periodico. È inoltre diventato per noi Enti difficilissimo riuscire ad interloquire con la Commissione adozioni, e ci risulta che anche le famiglie abbiano lo stesso problema. Non riusciamo nemmeno ad avere riscontro a richieste inviate ripetutamente. Non si hanno inoltre notizie degli auspicati controlli di vigilanza sugli enti autorizzati. Diversi mesi fa, in Parlamento, è stato comunicato che erano stati avviati i controlli nei confronti di due enti in base a motivate segnalazioni, ma sull’esito di queste verifiche non si è detto nulla. Pensiamo certamente che un’attenta verifica delle attività degli Enti sia presupposto fondamentale per poter creare un sistema delle adozioni trasparente ed efficace, nel rispetto dei diritti dei bambini, ma tali verifiche devono espletarsi in un tempo ragionevole e prevedere delle sanzioni chiare, altrimenti inquinano solo il clima di collaborazione. Attualmente, a fronte e forse proprio a causa di una mancata verifica generale delle attività degli Enti, questi ultimi non sono minimamente coinvolti nelle attività della Commissione. Non viene neppure data comunicazione rispetto alle attività della Commissione adozioni nei Paesi in cui gli enti stessi operano, arrivando alla paradossale situazione di avere informazioni di quanto fa la nostra Autorità Centrale dalle Autorità Centrali straniere.
Rispetto alla definizione di procedure maggiormente garantiste dei diritti dei bambini, da noi auspicata e ritenuta necessaria specialmente nei Paesi che non hanno ratificato la convenzione Aja e dove quindi i margini di manovra sono più ampi e meno normati, non ci sono stati passi in avanti.
Segnaliamo poi che non abbiamo nessuna informazione rispetto ai dati delle adozioni del 2014. Il rapporto statistico annuale della CAI ha sempre rappresentato uno strumento importante per analizzare la situazione delle adozioni ed indirizzare le attività degli Enti e della Commissione stessa. In un momento come questo di grande cambiamento delle adozioni, non solo per il calo numerico a livello globale ma specialmente per l’aumento di bambini con bisogni speciali, sarebbe estremamente importante avere dati oggettivi per indirizzare al meglio le attività per accogliere, accompagnare e seguire i bambini adottati e le loro famiglie.
È necessario un cambio di prospettiva per affrontare in modo efficace le criticità che permangono nel nostro settore ormai da troppo tempo. Ripartiamo dalle stesse linee di indirizzo espresse a giugno 2014 dalla vicepresidente Silvia Della Monica, ma con un metodo diverso, dove tutti gli attori sono coinvolti e chiamati a giocare attivamente un ruolo costruttivo. Sotto il coordinamento della Commissione, si imposti un vero lavoro di rete che, nel rispetto del ruolo e delle responsabilità di ciascuno, veda tutti gli attori del processo adottivo coinvolti a collaborare costruttivamente e genuinamente.
Ripartiamo dalle stesse linee di indirizzo espresse a giugno 2014 dalla vicepresidente Silvia Della Monica, ma con un metodo diverso, dove tutti gli attori sono coinvolti e chiamati a giocare attivamente un ruolo costruttivo.
Paola Crestani
Non esiste una ricetta semplice né un singolo responsabile e cercare di identificarne uno a tutti i costi avrà al massimo l’effetto di garantire un po’ di visibilità, ma non aiuterà ad andare avanti.
Chiediamo che la Commissione sia convocata al più presto, provvedendo anche alla nomina dei membri che ancora mancano; che il Governo doti urgentemente la Commissione Adozioni delle risorse umane ed economiche necessarie per assolvere il proprio mandato; che gli Enti siano coinvolti nel lavoro della Commissione e abbiano la possibilità di mettere a disposizione il patrimonio di esperienza e professionalità che sono loro propri. Chiediamo che gli Enti rispettino il ruolo di governo delle adozioni internazionali proprio della Commissione Adozioni e si impegnino a collaborare attivamente al sistema italiano delle adozioni nel suo insieme.
Commissione Adozioni: ritorniamo alle linee di indirizzo enunciate, ma lavorando in modo diverso di Paola Crestani, presidente CIAI - 14 ottobre 2015
Nell’ultimo periodo si è parlato spesso dell’operato della Commissione Adozioni Internazionali, evidenziandone alcune criticità. Questo il parere di CIAI, il primo ente nato in Italia
Nell’ultimo periodo si è parlato spesso dell’operato della Commissione Adozioni Internazionali, evidenziandone delle criticità. Questo il parere di CIAI.
Nel giugno del 2014, poco prima dell’unica convocazione della Commissione Adozioni, la vicepresidente Silvia Della Monica aveva espresso, in un’intervista al periodico “Vita”, le linee strategiche della sua azione per le adozioni internazionali (l'intervista completa nelle news correlate e sul sito della CAI, ndr). Avevamo plaudito alle sue proposte, che rispecchiavano quanto da sempre CIAI propone in un’ottica di una maggiore attenzione alla qualità e non solo alla quantità delle adozioni: la definizione di procedure, in Italia e all’estero, che consentano standard di garanzie e trasparenza necessari ad assicurare la tutela del superiore interesse del minore e l’implementazione della cooperazione internazionale nello spirito della Convenzione Aja.
Per quanto riguarda il rapporto con gli Enti Autorizzati, la vicepresidente aveva espresso l’impegno della Commissione a ricoprire un ruolo di riferimento istituzionale autorevole che favorisse la collaborazione proficua, pur nel rispetto dei ruoli, in particolare del ruolo di controllo che la CAI deve esercitare nei confronti degli enti autorizzati. Attività di vigilanza che all’epoca si annunciava sarebbe stata implementata.
Aveva poi indicato anche altre priorità, sia a livello nazionale che estero, che abbiamo condiviso pienamente perché ritenevamo che tracciassero le strategie migliori per rendere il sistema delle adozioni internazionali più trasparente e maggiormente tutelante i diritti dei bambini oltre ad avvicinarlo alle necessità delle famiglie: rafforzamento della rete con le Regioni, con i servizi sociali e le associazioni familiari; verifica e razionalizzazione dei costi e maggiore deducibilità fiscale; stipula di accordi bilaterali con i Paesi non ratificanti la Convenzione de L’Aja; maggiore sostegno all’attività degli Enti all’estero.
Purtroppo, a circa un anno e mezzo da quelle dichiarazioni, ci sembra di poter dire che nulla o quasi di quanto annunciato sia stato attuato.
La Commissione Adozioni si è riunita solamente una volta - il 24 giugno del 2014 - e da allora non è stata mai più convocata, impedendo di fatto una serie di attività importanti per le adozioni come le nuove autorizzazioni nei Paesi o la verifica delle rendicontazioni dei progetti di sussidiarietà, il che equivale a dire che i progetti di cooperazione internazionale realizzati e rendicontati dagli enti autorizzati non sono neanche stati rimborsati.
Con gli enti autorizzati, l’attuale CAI ha organizzato un’unica riunione plenaria ancora nel 2014, ma nessun tavolo di lavoro e nessun incontro periodico. È inoltre diventato per noi Enti difficilissimo riuscire ad interloquire con la Commissione adozioni, e ci risulta che anche le famiglie abbiano lo stesso problema. Non riusciamo nemmeno ad avere riscontro a richieste inviate ripetutamente. Non si hanno inoltre notizie degli auspicati controlli di vigilanza sugli enti autorizzati. Diversi mesi fa, in Parlamento, è stato comunicato che erano stati avviati i controlli nei confronti di due enti in base a motivate segnalazioni, ma sull’esito di queste verifiche non si è detto nulla. Pensiamo certamente che un’attenta verifica delle attività degli Enti sia presupposto fondamentale per poter creare un sistema delle adozioni trasparente ed efficace, nel rispetto dei diritti dei bambini, ma tali verifiche devono espletarsi in un tempo ragionevole e prevedere delle sanzioni chiare, altrimenti inquinano solo il clima di collaborazione. Attualmente, a fronte e forse proprio a causa di una mancata verifica generale delle attività degli Enti, questi ultimi non sono minimamente coinvolti nelle attività della Commissione. Non viene neppure data comunicazione rispetto alle attività della Commissione adozioni nei Paesi in cui gli enti stessi operano, arrivando alla paradossale situazione di avere informazioni di quanto fa la nostra Autorità Centrale dalle Autorità Centrali straniere.
Rispetto alla definizione di procedure maggiormente garantiste dei diritti dei bambini, da noi auspicata e ritenuta necessaria specialmente nei Paesi che non hanno ratificato la convenzione Aja e dove quindi i margini di manovra sono più ampi e meno normati, non ci sono stati passi in avanti.
Segnaliamo poi che non abbiamo nessuna informazione rispetto ai dati delle adozioni del 2014. Il rapporto statistico annuale della CAI ha sempre rappresentato uno strumento importante per analizzare la situazione delle adozioni ed indirizzare le attività degli Enti e della Commissione stessa. In un momento come questo di grande cambiamento delle adozioni, non solo per il calo numerico a livello globale ma specialmente per l’aumento di bambini con bisogni speciali, sarebbe estremamente importante avere dati oggettivi per indirizzare al meglio le attività per accogliere, accompagnare e seguire i bambini adottati e le loro famiglie.
È necessario un cambio di prospettiva per affrontare in modo efficace le criticità che permangono nel nostro settore ormai da troppo tempo. Ripartiamo dalle stesse linee di indirizzo espresse a giugno 2014 dalla vicepresidente Silvia Della Monica, ma con un metodo diverso, dove tutti gli attori sono coinvolti e chiamati a giocare attivamente un ruolo costruttivo. Sotto il coordinamento della Commissione, si imposti un vero lavoro di rete che, nel rispetto del ruolo e delle responsabilità di ciascuno, veda tutti gli attori del processo adottivo coinvolti a collaborare costruttivamente e genuinamente.
Ripartiamo dalle stesse linee di indirizzo espresse a giugno 2014 dalla vicepresidente Silvia Della Monica, ma con un metodo diverso, dove tutti gli attori sono coinvolti e chiamati a giocare attivamente un ruolo costruttivo.
Paola Crestani
Non esiste una ricetta semplice né un singolo responsabile e cercare di identificarne uno a tutti i costi avrà al massimo l’effetto di garantire un po’ di visibilità, ma non aiuterà ad andare avanti.
Chiediamo che la Commissione sia convocata al più presto, provvedendo anche alla nomina dei membri che ancora mancano; che il Governo doti urgentemente la Commissione Adozioni delle risorse umane ed economiche necessarie per assolvere il proprio mandato; che gli Enti siano coinvolti nel lavoro della Commissione e abbiano la possibilità di mettere a disposizione il patrimonio di esperienza e professionalità che sono loro propri. Chiediamo che gli Enti rispettino il ruolo di governo delle adozioni internazionali proprio della Commissione Adozioni e si impegnino a collaborare attivamente al sistema italiano delle adozioni nel suo insieme.
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SITUAZIONE
martedì 13 ottobre 2015
piove fuori e dentro me
E' accaduto proprio ciò che era la mia più grande paura.
Si è concretizzata alle 10:01 quando ho visto sul display del cellulare la chiamata "ARIETE Morosini".
Non ho risposto di proposito: sapevo già in cuor mio cosa avrebbe portato quella telefonata. Non me la sono sentita di ascoltare cosa avesse da dirmi, di parlarle. Mi veniva da vomitare alla sola idea.
Ho chiamato Massimo, gli ho passato il numero di cellulare e gli ho chiesto di farlo per noi: io non me la sentivo.
Mi ha richiamato alle 10:18, trovandomi mentre mi apprestavo a segire una conferenza sul lavoro.
La Morosini(psicologa) gli ha spiegato che la madre biologica di Van A, ricontattata per firmare l'autorizzazione all'adozione internazionale ha rifiutato di farlo.
L'abbinamento dunque, almeno per ora, non è perfezionabile.
Ci potrebbero voler mesi perchè la madre biologica cambi idea e potrebbe non accadere.
Ci hanno posto davanti alla scelta di insistere ad aspettare che questo abbinamento in qualche modo "si sblocchi" o procedere con la richiesta di un altro abbinamento.
Rispetto a questo nuovo abbinamento si è sbilanciata affermando che nel giro di 3-4 mesi potremmo partire.
Mi ha spiegato che con la Morosini ha preso tempo e le ha detto che ci saremmo risentiti.
Non avevo parole, solo un grosso buco nel cuore, la testa vuota, lo stomaco stretto in una morsa.
L'ho salutato e gli ho detto che ne avremmo cercato di parlarne con calma più tardi.
Alla conferenza trattengo le lacrime, con un orecchio ascolto parole che paiono così vuote e lontane; nella mente allo stesso tempo la sensazione di vuoto e un vertice di pensieri che premono; nella gola la voglia di urlare BASTAAAA e nelle mani quella di prendere a pugni qualcosa.
Nel mezzo di tutto ciò mi arrivano flash di quegli occhi in quella fotografia.
Cerco di calmarmi e razionalizzare. Penso di informare le persone di cui mi fido e che forse mi possono in qualche modo aiutare a farlo.
Metto su carta quanto è successo.
Piove: fuori e dentro me.
Nel pomeriggio telefoniamo alla Giannino(referente per il Vietnam in Italia) e in serata richiamiamo la Morosini per cercare di chiarire il più possibile le cose.
La sostanza di quanto raccontataci nella prima telefonata non cambia.
- La mamma non firma il consenso. Sul perché questo mancato consenso arrivi dopo ben 7 mesi non ha saputo o voluto dirci nulla.
- La referente in Vietnam, Miss Ha, dice che potrebbe forse essere questione di tempo: altri 5/6/7 mesi o anche mai, così ci ha autorizzato/consigliato di rinunciare all'abbinamento.
Ma perché la madre naturale dovrebbe cambiare idea? Perché poi non dopo 5/6/7 settimane ? Sulla base di cosa quella stima?
- Miss Ha ha spiegato loro che ha già un abbinamento "pronto" e che potremmo partire entro 3/4 mesi.
Abbiamo chiesto come fa Miss Ha ad essere così sicura che in 3 mesi potremo partire, visto quanto accaduto con Van A. La Morosini ci ha detto che non lo sa: la sua ipotesi è che forse in questo nuova abbinamento lo stato di abbandono del bambino è certo.
Lei ci ha detto di non sapere assolutamente NULLA su questo nuovo abbinamento.
Ci ha detto che il consiglio dell’ente è quello di prendere una decisione in fretta, visto questa nuova opportunità, ma che in ogni caso la decisione sarà nostra.
Per concludere ha detto che è la seconda volta che le succede una cosa del genere dal Vietnam e che naturalmente era molto dispiaciuta.
Riguardo allo svolgimento della procedura, ci ha precisato che solo dopo che loro fanno firmare la proposta di abbinamento partono le procedure per verificare che il bambino sia adottabile: è solo allora, a proposta firmata, che si può contattare la mamma biologica o i parenti per definire lo stato di adottabilità del minore.
Loro come ente sono obbligati a far firmare alla coppia la proposta prima che vengano fatte tutte le indagini.
A me risulta che altri enti operino in modo diverso e che la firma del documento "proposta di abbinamento" venga firmato dopo la comunicazione della nota Dia, ma non è questo il momento di "fermarsi" su queste puntualizzazioni.
Mi sento in colpa e responsabile per come sono andate le cose e perché mi sono lasciata andare all'illusione che tutto sarebbe andato bene, trascinando altri in questo che è diventato solo dolore..
Ho voluto credere a un'illusione. Forse ho anche interpretato "come mi stava bene in quel momento" parole che ora assumono altri significati e conseguenze.
Nella mia testa erano solo "questioni burocratiche" quelle che c'erano da risolvere e io ero proprio convinta che la proposta di abbinamento che abbiamo firmato a marzo presupponesse il fatto che la madre avesse già rinunciato e dunque l'adottabilità di Van A non fosse in discussione.
Niente di scritto da parte di Ariete, solo una mia interpretazione.
Si è concretizzata alle 10:01 quando ho visto sul display del cellulare la chiamata "ARIETE Morosini".
Non ho risposto di proposito: sapevo già in cuor mio cosa avrebbe portato quella telefonata. Non me la sono sentita di ascoltare cosa avesse da dirmi, di parlarle. Mi veniva da vomitare alla sola idea.
Ho chiamato Massimo, gli ho passato il numero di cellulare e gli ho chiesto di farlo per noi: io non me la sentivo.
Mi ha richiamato alle 10:18, trovandomi mentre mi apprestavo a segire una conferenza sul lavoro.
La Morosini(psicologa) gli ha spiegato che la madre biologica di Van A, ricontattata per firmare l'autorizzazione all'adozione internazionale ha rifiutato di farlo.
L'abbinamento dunque, almeno per ora, non è perfezionabile.
Ci potrebbero voler mesi perchè la madre biologica cambi idea e potrebbe non accadere.
Ci hanno posto davanti alla scelta di insistere ad aspettare che questo abbinamento in qualche modo "si sblocchi" o procedere con la richiesta di un altro abbinamento.
Rispetto a questo nuovo abbinamento si è sbilanciata affermando che nel giro di 3-4 mesi potremmo partire.
Mi ha spiegato che con la Morosini ha preso tempo e le ha detto che ci saremmo risentiti.
Non avevo parole, solo un grosso buco nel cuore, la testa vuota, lo stomaco stretto in una morsa.
L'ho salutato e gli ho detto che ne avremmo cercato di parlarne con calma più tardi.
Alla conferenza trattengo le lacrime, con un orecchio ascolto parole che paiono così vuote e lontane; nella mente allo stesso tempo la sensazione di vuoto e un vertice di pensieri che premono; nella gola la voglia di urlare BASTAAAA e nelle mani quella di prendere a pugni qualcosa.
Nel mezzo di tutto ciò mi arrivano flash di quegli occhi in quella fotografia.
Cerco di calmarmi e razionalizzare. Penso di informare le persone di cui mi fido e che forse mi possono in qualche modo aiutare a farlo.
Metto su carta quanto è successo.
Piove: fuori e dentro me.
Nel pomeriggio telefoniamo alla Giannino(referente per il Vietnam in Italia) e in serata richiamiamo la Morosini per cercare di chiarire il più possibile le cose.
La sostanza di quanto raccontataci nella prima telefonata non cambia.
- La mamma non firma il consenso. Sul perché questo mancato consenso arrivi dopo ben 7 mesi non ha saputo o voluto dirci nulla.
- La referente in Vietnam, Miss Ha, dice che potrebbe forse essere questione di tempo: altri 5/6/7 mesi o anche mai, così ci ha autorizzato/consigliato di rinunciare all'abbinamento.
Ma perché la madre naturale dovrebbe cambiare idea? Perché poi non dopo 5/6/7 settimane ? Sulla base di cosa quella stima?
- Miss Ha ha spiegato loro che ha già un abbinamento "pronto" e che potremmo partire entro 3/4 mesi.
Abbiamo chiesto come fa Miss Ha ad essere così sicura che in 3 mesi potremo partire, visto quanto accaduto con Van A. La Morosini ci ha detto che non lo sa: la sua ipotesi è che forse in questo nuova abbinamento lo stato di abbandono del bambino è certo.
Lei ci ha detto di non sapere assolutamente NULLA su questo nuovo abbinamento.
Ci ha detto che il consiglio dell’ente è quello di prendere una decisione in fretta, visto questa nuova opportunità, ma che in ogni caso la decisione sarà nostra.
Per concludere ha detto che è la seconda volta che le succede una cosa del genere dal Vietnam e che naturalmente era molto dispiaciuta.
Riguardo allo svolgimento della procedura, ci ha precisato che solo dopo che loro fanno firmare la proposta di abbinamento partono le procedure per verificare che il bambino sia adottabile: è solo allora, a proposta firmata, che si può contattare la mamma biologica o i parenti per definire lo stato di adottabilità del minore.
Loro come ente sono obbligati a far firmare alla coppia la proposta prima che vengano fatte tutte le indagini.
A me risulta che altri enti operino in modo diverso e che la firma del documento "proposta di abbinamento" venga firmato dopo la comunicazione della nota Dia, ma non è questo il momento di "fermarsi" su queste puntualizzazioni.
Mi sento in colpa e responsabile per come sono andate le cose e perché mi sono lasciata andare all'illusione che tutto sarebbe andato bene, trascinando altri in questo che è diventato solo dolore..
Ho voluto credere a un'illusione. Forse ho anche interpretato "come mi stava bene in quel momento" parole che ora assumono altri significati e conseguenze.
Nella mia testa erano solo "questioni burocratiche" quelle che c'erano da risolvere e io ero proprio convinta che la proposta di abbinamento che abbiamo firmato a marzo presupponesse il fatto che la madre avesse già rinunciato e dunque l'adottabilità di Van A non fosse in discussione.
Niente di scritto da parte di Ariete, solo una mia interpretazione.
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c'è di che sentirsi tranquilli e tutelati
Adozioni, una commissione fantasma: di Antonello Cherchi - 12 ottobre 2015 - Il sole 24 ore
Una riunione all’anno. È questo il ritmo di lavoro della Commissione per le adozioni internazionali (Cai), di cui da tempo si hanno scarne notizie. Ad aver perso le tracce dell’organismo incardinato presso la Presidenza del consiglio e che sovrintende all’ingresso in Italia dei bambini stranieri in cerca di una nuova famiglia, sono non solo i genitori in attesa e gli enti autorizzati che li aiutano a realizzare quel sogno, ma gli stessi componenti della Commissione. Che non si sa più bene quali siano.
Le uniche occasioni in cui i commissari si sono potuti vedere in faccia tutti insieme risale, infatti, a giugno dell’anno scorso, quando si è insediata la vicepresidente Silvia Della Monica, consigliere di Cassazione ed ex senatrice Pd, nominata sul filo di lana dall’ex premier Enrico Letta prima che cedesse il testimone a Matteo Renzi. Da quel momento, la Cai non si è più riunita, rispettando una lenta tabella di marcia inaugurata due anni fa, in occasione dei saluti all’ex vicepresidente Daniela Bacchetta, che a novembre 2013 aveva lasciato dopo due mandati. In quel caso, però, fu il Governo a essere poco tempestivo e a rimandare di mesi la designazione della nuova vice. Di contro, dei motivi che da giugno 2014 a oggi hanno impedito alla Cai di riunirsi si sa poco. Il Sole 24 Ore ha tentato a più riprese di contattare Silvia Della Monica, ma senza successo.
Pure gli stessi commissari non sanno spiegarsi il motivo di tale latitanza. «Anche perché - spiega Anna Guerrieri, vicepresidente del Care (Coordinamento delle associazioni adottive e affidatarie in rete) che presso la Cai esprimeva un commissario nella persona di Morya Ferritti - è vero che la Cai può comunque andare avanti perché il presidente può assumere provvedimenti d’urgenza, ma la commissione deve poi ratificarli».
È il problema sollevato al Senato da un’interrogazione a cui il Governo ha risposto a inizio marzo. Gli interroganti - primo firmatario l’esponente di Area popolare, Carlo Giovanardi, che nel passato è stato presidente della Cai - chiedevano il perché di tanto ritardo nelle riunioni della commissione. Andrea Olivero, viceministro dell’Agricoltura delegato dal Governo a rispondere, in quella circostanza assicurò il legittimo funzionamento della Cai - nell’interrogazione si faceva riferimento anche all’anomalia del cumulo di cariche di Della Monica (vicepresidente, presidente per delega di Renzi e direttore generale) - e confermò che «la commissione esprime la sua azione attraverso decisioni sia collegiali che monocratiche». «La commissione - replicò immediatamente Giovanardi - non si è mai riunita e non ha mai deliberato nulla».
Da un po’ di mesi a questa parte, però, il problema non è solo capire perché la Cai non trova il tempo per riunirsi, ma anche sapere chi, nell’eventualità di una convocazione, dovrà presentarsi. A luglio, infatti, due commissari rappresentanti dell’associazionismo familiare hanno terminato il loro mandato. Si tratta di Morya Ferritti e di Francesco Maria Mennillo, del coordinamento “Famiglie adottanti in Bielorussia”. I due, però, continuano a comparire nella composizione della Cai riportata sul sito istituzionale, che da mesi è in aggiornamento. Così come compare il nome dell’avvocato Simone Pillon, rappresentante del Forum delle famiglie. «Se mi rifaccio al sito - afferma Pillon - mi ritengo ancora nella Cai». A differenza degli altri due, il mandato di Pillon è teoricamente in corso, ma c’è da fare i conti con il decreto firmato a marzo da Graziano Del Rio prima che da sottosegretario di Palazzo Chigi diventasse ministro delle Infrastrutture. Decreto che ha rivisto i criteri di designazione nella Cai dei rappresentanti dell’associazionismo familiare. Secondo le nuove regole, le associazioni che hanno rapporti con uno o più dei 62 enti autorizzati ad accompagnare le famiglie nel percorso adottivo, non possono stare nella commissione. E il Forum delle famiglie si trova in questa condizione, ma nessuno ha comunicato a Pillon che deve farsi da parte. «La realtà - aggiunge l’avvocato - è che quel decreto è un pasticcio».
Insomma, si naviga a vista. Nel frattempo le notizie che arrivano dal fronte delle adozioni non sono confortanti. Oltre alle cronache sulla difficoltà di adottare da alcuni Paesi - questa estate è stata la volta di alcuni genitori che aspettano i loro bimbi dal Congo - i numeri dicono che le adozioni internazionali sono in forte calo. Gli ultimi dati ufficiali riferiti al 2013 già fotografano la discesa. «Anche il fatto che da due anni non ci siano report istituzionali - sottolinea Guerrieri - aiuta a capire la situazione di blocco della Cai, che prima produceva un monitoraggio anche due volte l’anno. In mancanza di rilevazioni ufficiali, ci dobbiamo affidare alle proiezioni degli enti autorizzati, che ci confermano che quel calo continua».
Una riunione all’anno. È questo il ritmo di lavoro della Commissione per le adozioni internazionali (Cai), di cui da tempo si hanno scarne notizie. Ad aver perso le tracce dell’organismo incardinato presso la Presidenza del consiglio e che sovrintende all’ingresso in Italia dei bambini stranieri in cerca di una nuova famiglia, sono non solo i genitori in attesa e gli enti autorizzati che li aiutano a realizzare quel sogno, ma gli stessi componenti della Commissione. Che non si sa più bene quali siano.
Le uniche occasioni in cui i commissari si sono potuti vedere in faccia tutti insieme risale, infatti, a giugno dell’anno scorso, quando si è insediata la vicepresidente Silvia Della Monica, consigliere di Cassazione ed ex senatrice Pd, nominata sul filo di lana dall’ex premier Enrico Letta prima che cedesse il testimone a Matteo Renzi. Da quel momento, la Cai non si è più riunita, rispettando una lenta tabella di marcia inaugurata due anni fa, in occasione dei saluti all’ex vicepresidente Daniela Bacchetta, che a novembre 2013 aveva lasciato dopo due mandati. In quel caso, però, fu il Governo a essere poco tempestivo e a rimandare di mesi la designazione della nuova vice. Di contro, dei motivi che da giugno 2014 a oggi hanno impedito alla Cai di riunirsi si sa poco. Il Sole 24 Ore ha tentato a più riprese di contattare Silvia Della Monica, ma senza successo.
Pure gli stessi commissari non sanno spiegarsi il motivo di tale latitanza. «Anche perché - spiega Anna Guerrieri, vicepresidente del Care (Coordinamento delle associazioni adottive e affidatarie in rete) che presso la Cai esprimeva un commissario nella persona di Morya Ferritti - è vero che la Cai può comunque andare avanti perché il presidente può assumere provvedimenti d’urgenza, ma la commissione deve poi ratificarli».
È il problema sollevato al Senato da un’interrogazione a cui il Governo ha risposto a inizio marzo. Gli interroganti - primo firmatario l’esponente di Area popolare, Carlo Giovanardi, che nel passato è stato presidente della Cai - chiedevano il perché di tanto ritardo nelle riunioni della commissione. Andrea Olivero, viceministro dell’Agricoltura delegato dal Governo a rispondere, in quella circostanza assicurò il legittimo funzionamento della Cai - nell’interrogazione si faceva riferimento anche all’anomalia del cumulo di cariche di Della Monica (vicepresidente, presidente per delega di Renzi e direttore generale) - e confermò che «la commissione esprime la sua azione attraverso decisioni sia collegiali che monocratiche». «La commissione - replicò immediatamente Giovanardi - non si è mai riunita e non ha mai deliberato nulla».
Da un po’ di mesi a questa parte, però, il problema non è solo capire perché la Cai non trova il tempo per riunirsi, ma anche sapere chi, nell’eventualità di una convocazione, dovrà presentarsi. A luglio, infatti, due commissari rappresentanti dell’associazionismo familiare hanno terminato il loro mandato. Si tratta di Morya Ferritti e di Francesco Maria Mennillo, del coordinamento “Famiglie adottanti in Bielorussia”. I due, però, continuano a comparire nella composizione della Cai riportata sul sito istituzionale, che da mesi è in aggiornamento. Così come compare il nome dell’avvocato Simone Pillon, rappresentante del Forum delle famiglie. «Se mi rifaccio al sito - afferma Pillon - mi ritengo ancora nella Cai». A differenza degli altri due, il mandato di Pillon è teoricamente in corso, ma c’è da fare i conti con il decreto firmato a marzo da Graziano Del Rio prima che da sottosegretario di Palazzo Chigi diventasse ministro delle Infrastrutture. Decreto che ha rivisto i criteri di designazione nella Cai dei rappresentanti dell’associazionismo familiare. Secondo le nuove regole, le associazioni che hanno rapporti con uno o più dei 62 enti autorizzati ad accompagnare le famiglie nel percorso adottivo, non possono stare nella commissione. E il Forum delle famiglie si trova in questa condizione, ma nessuno ha comunicato a Pillon che deve farsi da parte. «La realtà - aggiunge l’avvocato - è che quel decreto è un pasticcio».
Insomma, si naviga a vista. Nel frattempo le notizie che arrivano dal fronte delle adozioni non sono confortanti. Oltre alle cronache sulla difficoltà di adottare da alcuni Paesi - questa estate è stata la volta di alcuni genitori che aspettano i loro bimbi dal Congo - i numeri dicono che le adozioni internazionali sono in forte calo. Gli ultimi dati ufficiali riferiti al 2013 già fotografano la discesa. «Anche il fatto che da due anni non ci siano report istituzionali - sottolinea Guerrieri - aiuta a capire la situazione di blocco della Cai, che prima produceva un monitoraggio anche due volte l’anno. In mancanza di rilevazioni ufficiali, ci dobbiamo affidare alle proiezioni degli enti autorizzati, che ci confermano che quel calo continua».
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SITUAZIONE
lunedì 12 ottobre 2015
quattro anni
Oggi si "festeggiano" quattro anni dalla presentazione della nostra disponibilità in tribunale.
L'altra idea per il titolo del post di oggi era "pensavo fosse amore, invece...." oppure "il più delle volte a pensar male ci si azzecca....." perchè in questi ultimi giorni mi sono cadute un po' di illusioni rispetto al nostro "abbinamento" del 18 marzo.
Dalla ripresa delle adozioni internazionali in Vietnam nel 2013, siamo arrivati ad oggi in cui l'unica tipologia di bambini che riescono ad essere adottati in Italia(all'estero non so) sono quelli in lista 2.
I bambini dunque vengono definiti special(lista 2) perchè segnalati dall'ente stesso che ne comprova la patologia.
In DIA, di rimando, ne deve certificare la veridicità.
Il tempo di istruttoria è davvero molto vario e dipende dal tipo di abbandono del minore e se, sui documenti del/la bimbo/a, vi siano dei riferimenti dei genitori biologici.
Il tempo passa in quanto il giudice dispone le indagini del caso (non fatte prima dell'individuazione della famiglia ado); indagini che possono risultare anche molto, molto complesse.
Oltre allo stato di abbandono, occorre inoltre attendere il nulla osta per l'inserimento in lista 2 (bimbi con qualche patologia) con tanto di analisi e diagnosi.
Sembrava e io ho l'ho chiesto esplicitamente all'ente, che Ariete comunicasse alle coppie solo gli abbinamenti e non le segnalazioni.
A marzo ci è stata spiegato il percorso svolto dai documenti di consenso di adozione da noi firmati presso la loro sede:
"
i nostri documenti firmati mercoledì scorso per l'accettazione della proposta di adozione, andranno al DIA, che dovrà emettere la nota di accettazione per l'abbinamento bambino/coppia. A quel punto ci arriveranno altri documenti e informazioni sul bambino. Il passo successivo è attendere l'articolo 17 della CAI e finalmente verrà fissata la cerimonia e quindi la partenza.
"
A marzo ci è anche stato spiegato che Hanoi è una provincia "lenta" da un punto di vista burocratico e che l'attesa si sarebbe potuta prolungare per qualche mese.
In altre provincie il tutto si svolge molto più rapidamente.
Ci è stato sempre puntualizzato che si trattava di questioni e lentezze burocratiche.
Spulciando su internet alla ricerca di informazioni, che l'ente nelle varie telefonate intercorse non mi ha mai dato, mi sono confrontata con una coppia di un altro ente, abbinata sempre su Hanoi questa estate, partita 1 mese dopo la comunicazione dall'abbinamento.
Ho chiesto chiarimenti e mi sono resa conto che per loro l'abbinamento è stato firmato solo una volta che il DIA ha emesso la nota e il documento di proposta di adozione firmato all'abbinamento è identico a quello firmato da noi, naturalmente a parte i dati del bambino e i nostri.
Il confronto a questo punto è avvenuto con una coppia Ariete, che ha avuto una lunga attesa tra abbinamento e partenza.
Questo mi ha fatto definitivamente cadere la fetta di prosciutto dagli occhi.
Al momento di quello che Ariete chiama PROPOSTA di ADOZIONE, il dossier del bambino può non essere pronto.
Può accadere ad esempio, che sempre al momento di quello che Ariete chiama abbinamento la madre naturale non abbia ancora firmato l'autorizzazione per l'adozione internazionale.
Non mi pare che questa si possa definire una questione burocratica.
L'ottenimento della nota Dia quindi non rappresenta un semplice passaggio burocratico, così come avevamo capito a marzo.
Al momento di quello che Ariete chiama PROPOSTA di ADOZIONE, al "dossier" del bambino possono mancare documenti chiave per completare la procedura.
Noi ci eravamo illusi che la firma dell'accettazione della proposta di Ariete comportasse che tutti i controlli sul dossier del bambino fossero gà stati fatti.
Sembra proprio che non sia così.
Ma allora gli abbinamenti che comunica Ariete sono analoghi a quelli che gli altri enti chiamano segnalazioni?
Forse li chiamano così perchè è "al momento dell'abbinamento" che l'ente incassa più del 40% della quota estera?
Io sono ufficialmente molto preoccupata.
Oggi sarà Massimo a telefonare: io non credo di riuscire più ad ottenere nulla da un confronto telefonico, ma è un passo necessario da fare a questo punto.
4 telefonate a vuoto fino alle 15.30 e la promessa non mantenuta di venir richiamato: questo tutto ciò che siamo riusciti a ottenere oggi.
Domani è un altro giorno... vado alla lezione di yoga, va! Ooooooooooommmmmmm
L'altra idea per il titolo del post di oggi era "pensavo fosse amore, invece...." oppure "il più delle volte a pensar male ci si azzecca....." perchè in questi ultimi giorni mi sono cadute un po' di illusioni rispetto al nostro "abbinamento" del 18 marzo.
Dalla ripresa delle adozioni internazionali in Vietnam nel 2013, siamo arrivati ad oggi in cui l'unica tipologia di bambini che riescono ad essere adottati in Italia(all'estero non so) sono quelli in lista 2.
I bambini dunque vengono definiti special(lista 2) perchè segnalati dall'ente stesso che ne comprova la patologia.
In DIA, di rimando, ne deve certificare la veridicità.
Il tempo di istruttoria è davvero molto vario e dipende dal tipo di abbandono del minore e se, sui documenti del/la bimbo/a, vi siano dei riferimenti dei genitori biologici.
Il tempo passa in quanto il giudice dispone le indagini del caso (non fatte prima dell'individuazione della famiglia ado); indagini che possono risultare anche molto, molto complesse.
Oltre allo stato di abbandono, occorre inoltre attendere il nulla osta per l'inserimento in lista 2 (bimbi con qualche patologia) con tanto di analisi e diagnosi.
Sembrava e io ho l'ho chiesto esplicitamente all'ente, che Ariete comunicasse alle coppie solo gli abbinamenti e non le segnalazioni.
A marzo ci è stata spiegato il percorso svolto dai documenti di consenso di adozione da noi firmati presso la loro sede:
"
i nostri documenti firmati mercoledì scorso per l'accettazione della proposta di adozione, andranno al DIA, che dovrà emettere la nota di accettazione per l'abbinamento bambino/coppia. A quel punto ci arriveranno altri documenti e informazioni sul bambino. Il passo successivo è attendere l'articolo 17 della CAI e finalmente verrà fissata la cerimonia e quindi la partenza.
"
A marzo ci è anche stato spiegato che Hanoi è una provincia "lenta" da un punto di vista burocratico e che l'attesa si sarebbe potuta prolungare per qualche mese.
In altre provincie il tutto si svolge molto più rapidamente.
Ci è stato sempre puntualizzato che si trattava di questioni e lentezze burocratiche.
Spulciando su internet alla ricerca di informazioni, che l'ente nelle varie telefonate intercorse non mi ha mai dato, mi sono confrontata con una coppia di un altro ente, abbinata sempre su Hanoi questa estate, partita 1 mese dopo la comunicazione dall'abbinamento.
Ho chiesto chiarimenti e mi sono resa conto che per loro l'abbinamento è stato firmato solo una volta che il DIA ha emesso la nota e il documento di proposta di adozione firmato all'abbinamento è identico a quello firmato da noi, naturalmente a parte i dati del bambino e i nostri.
Il confronto a questo punto è avvenuto con una coppia Ariete, che ha avuto una lunga attesa tra abbinamento e partenza.
Questo mi ha fatto definitivamente cadere la fetta di prosciutto dagli occhi.
Al momento di quello che Ariete chiama PROPOSTA di ADOZIONE, il dossier del bambino può non essere pronto.
Può accadere ad esempio, che sempre al momento di quello che Ariete chiama abbinamento la madre naturale non abbia ancora firmato l'autorizzazione per l'adozione internazionale.
Non mi pare che questa si possa definire una questione burocratica.
L'ottenimento della nota Dia quindi non rappresenta un semplice passaggio burocratico, così come avevamo capito a marzo.
Al momento di quello che Ariete chiama PROPOSTA di ADOZIONE, al "dossier" del bambino possono mancare documenti chiave per completare la procedura.
Noi ci eravamo illusi che la firma dell'accettazione della proposta di Ariete comportasse che tutti i controlli sul dossier del bambino fossero gà stati fatti.
Sembra proprio che non sia così.
Ma allora gli abbinamenti che comunica Ariete sono analoghi a quelli che gli altri enti chiamano segnalazioni?
Forse li chiamano così perchè è "al momento dell'abbinamento" che l'ente incassa più del 40% della quota estera?
Io sono ufficialmente molto preoccupata.
Oggi sarà Massimo a telefonare: io non credo di riuscire più ad ottenere nulla da un confronto telefonico, ma è un passo necessario da fare a questo punto.
4 telefonate a vuoto fino alle 15.30 e la promessa non mantenuta di venir richiamato: questo tutto ciò che siamo riusciti a ottenere oggi.
Domani è un altro giorno... vado alla lezione di yoga, va! Ooooooooooommmmmmm
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giovedì 8 ottobre 2015
fatalismo
Ho trovato espresso da molte persone che hanno vissuto l'esperienza adottiva, il pensare che le cose siano andate come dovevano andare e che l'attesa subita fosse in qualche modo giustificata, proprio perchè era a quel particolare bambino cui dovevano arrivare.
Ecco, io non riesco a pensarla in questo modo.
Forse sono annebbiata dal tristo sentimento che mi pervade in questo periodo.
Il tempo perso è perso: per me e soprattutto per quel bambino che ora vive a migliaia di kilometri di distanza: che non posso chiamare figlio, anche se nel cuore lo è già; cha ha compiuto 2 anni a maggio nell'istituto dove vive da quando aveva 3 mesi di vita.
Il tempo è perso per i tanti(troppi) bambini sono rimasti impigliati per sempre nell'"effetto collaterale" di in un blocco delle procedure adottive, che avrebbe dovuto portare ad un miglioramento delle stesse, ma del quale dopo 5 anni non si vedono i frutti.
Non ho ancora la più pallida idea di quando(ma oggi, visto il mio pessimismo ci metto anche un "e se") potremo raggiungerlo per portarlo a casa con noi e non riesco proprio a motivare quest'attesa con un disegno che in qualche modo lo porterà un giorno a diventare mio figlio o anche no.
Le cose vanno come vogliono.
Così, per curiosità un sito carino che mostra il percorso e la distanza tra Trieste ed Hanoi
Ecco, io non riesco a pensarla in questo modo.
Forse sono annebbiata dal tristo sentimento che mi pervade in questo periodo.
Il tempo perso è perso: per me e soprattutto per quel bambino che ora vive a migliaia di kilometri di distanza: che non posso chiamare figlio, anche se nel cuore lo è già; cha ha compiuto 2 anni a maggio nell'istituto dove vive da quando aveva 3 mesi di vita.
Il tempo è perso per i tanti(troppi) bambini sono rimasti impigliati per sempre nell'"effetto collaterale" di in un blocco delle procedure adottive, che avrebbe dovuto portare ad un miglioramento delle stesse, ma del quale dopo 5 anni non si vedono i frutti.
Non ho ancora la più pallida idea di quando(ma oggi, visto il mio pessimismo ci metto anche un "e se") potremo raggiungerlo per portarlo a casa con noi e non riesco proprio a motivare quest'attesa con un disegno che in qualche modo lo porterà un giorno a diventare mio figlio o anche no.
Le cose vanno come vogliono.
Così, per curiosità un sito carino che mostra il percorso e la distanza tra Trieste ed Hanoi
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